Orti cittadini

Il ritorno alla coltivazione dell’orto in città è un fenomeno molto recente:se invece si pensa che  fino all’epoca pre-industriale  la campagna e la  città hanno convissuto bene insieme, possiamo  dire che la crescita urbana veniva solitamente accompagnata da una proporzionata crescita del patrimonio agricolo. Gli orti erano piuttosto comuni in tutte le grandi città, la stessa Roma alla fine del XIX secolo manteneva le colture cittadine, questo elemento la caratterizzava in maniera molto forte agli occhi dei visitatori stranieri, Londra, cuore della Rivoluzione Industriale, seguiva opposto destino. Engels rimarcava come si potesse camminarvi per ore senza neanche supporre la vicinanza con la campagna. Un trattato di guerra alle coltivazioni cittadine venne pronunciata dalla moderna urbanistica ,la quale sosteneva che le sorti e i destini della città e delle persone che lavorano dentro di essa, dovessero essere autonomi e distinti da quelli della campagna. Una divisione netta ed irrevocabile quindi tra la vita all’interno e quella all’esterno della città. Se negli anni Trenta e Quaranta i regimi totalitari favorirono la nascita delle “borgate”, in America molti scappavano dalle città sempre più inospitali per andare a vivere in campagna. In Italia negli anni Sessanta e Settanta l’abitudine di coltivare un orto  è crollata ai minimi storici. La coltivazione di orti all’interno delle città era una stranezza. L’orto in città divenne un  simbolo di  bassa condizione sociale. La città era un luogo per parchi e giardini, non per orti. La rinascita per questa bella attività si ha negli anni 80 dove in molte città europee si iniziano a veder crescere tanti piccoli orticelli ,alla base della coltivazione amatoriale dell’orto non è tanto la necessità di fare economia quanto il desiderio di sapere cosa si mangia ed anche la meraviglia di un cittadino nel veder nascere sotto i propri occhi le piante degli ortaggi preferiti. La creazione di orti urbani è spesso dovuta ad iniziative individuali, disorganiche, abusive e mal tollerate da alcuni degli abitanti dei quartieri in cui si trovano. Bisogna pensare invece che  questa attività viene amata  sia dalla gente comune che dagli intellettuali,ad esempio  Francesco Bacone filosofo Inglese, nel suo “Sui giardini” sostiene che il giardinaggio è il più puro dei piaceri . Lo stretto rapporto con la natura, che spesso manca a chi vive nelle città viene riallacciato con la cura del proprio orto,la quale ci tiene attivi e ci rilassa mostrandoci molto spesso ciò che noi diamo per scontato:la nascita di un ortaggio ,di un’erba aromatica che noi vediamo solamente nelle confezioni di plastica dei supermercati.

by Uneasy co-fondatrice.

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